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Perché festeggiare il Natale?

Già a novembre bisogna cominciare a pensare al tradizionale momento di Natale che i bambini e i ragazzi delle Scuole San Benedetto, guidati da maestri e insegnanti, preparano ogni anno e presentano a un gran numero di persone; genitori e parenti, ma anche amici e curiosi.

L’appuntamento è irrinunciabile: siamo in una scuola cattolica. Ma questo motivo non basta, anzi non è proprio una ragione sufficiente per mettersi in un’impresa che, fra l’altro, implica molte ore di impegno, anche extrascolastico, per cori, voci recitanti, voci soliste, musicisti, lettori.

Per fare Natale non basta certo l’attaccamento alla tradizione o quell’emozione strana che nasce dal sentirsi una volta all’anno autorizzati a desiderare il bene. E poi, perché e come proporre il Natale ai non battezzati, ai non cattolici, ai non praticanti, ai non cristiani, ai non credenti? Saranno pur qualcosa anche loro? E chi è cristiano che cosa si aspetta?

Nella Bibbia leggiamo: “Signore che cosa è l'uomo perché te ne ricordi e il figlio dell'uomo perché te ne curi?”. La domanda del salmista ci mette davanti una sproporzione enorme: la nostra fragilità e piccolezza, con dentro però un bisogno inestinguibile che non crediamo possibile confessare nemmeno a noi stessi; il bisogno di qualcuno che ci abbracci e accolga la nostra umanità e la cambi. Ecco il Natale.

L'incontro con Gesù mette in movimento la vita

A scuola gli allievi si accorgono quando vedono possibile un cambiamento e ce lo dicono. Una ragazza della scuola media Parsifal scrive: “Quando vedo persone che hanno avuto la vita cambiata da qualcosa, mi viene da sperare che possa conoscere e capire anch’io”. I bambini della scuola elementare Piccolo Principe e della scuola dell'infanzia La Carovana una volta alla settimana si ritrovano tutti insieme per preparare la recita e quando tornano in aula sono diversi – dicono i maestri –, più attenti e partecipi.

La testimonianza di chi ha incontrato Gesù non tocca i sentimenti ma mette in movimento la vita. La provocazione del Natale è chiara: adesso abbiamo Uno che ci salva; possiamo essere d’accordo oppure no ma è ragionevole che crescendo ci si confronti, perché l’esigenza di vivere una umanità ricca non è uno scherzo. E i ragazzi, soprattutto più grandi, lo esprimono con grande semplicità e senza troppe reticenze, capendo ben presto che è facile perdersi, è facile perfino perdere l’affetto dei genitori o lo sguardo buono degli amici. Ci confidano anche queste paure perché intuiscono che quella compagnia che cerchiamo di vivere ogni giorno a scuola, studiando, pranzando assieme, creando progetti, scoprendo con passione cose nuove, è più grande delle nostre debolezze. Siamo lieti perché vogliamo accogliere in terra “le sorprese del Cielo” – diceva papa Francesco – e ci auguriamo un Natale ricco delle sorprese di Gesù.

Roberto Laffranchini, direttore Scuola Media Parsifal

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