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Rischio e tradizione: la scuola non è una safe zone

«Un luogo che genera è quello che ti permette di rischiare». Cosa significa una frase del genere per una scuola, alla quale i genitori affidano i figli proprio perché sanno che saranno accolti, curati e protetti?

Insieme agli amici di avventura nel Consiglio di fondazione della San Benedetto abbiamo deciso di darci un momento di riflessione al di là dei nostri regolari incontri, per un lavoro di rimessa a fuoco delle ragioni del nostro fare scuola. Abbiamo scelto di lasciarci provocare dall’intervento che José Medina, sacerdote spagnolo con una lunga carriera di insegnante e di preside in scuole degli Stati Uniti d’America, ha tenuto in febbraio 2019 al Convegno nazionale della Federazione delle Opere Educative, dal titolo "Scuole: rifugi o luoghi di educazione?"
Il tema ci è parso attuale e importante oggi per noi, e abbiamo allora deciso di allargare l’invito ai docenti, ai collaboratori e ai membri del Comitato dell’Associazione Genitori e Amici, oltre che agli amici della Fondazione Santa Maria di Bellinzona. Così, ben 35 persone hanno dedicato un sabato mattina a un cordiale, intenso e preziosissimo momento di lavoro.
Attraverso il racconto di esperienze, sono emersi tanti spunti e domande, a testimonianza di un lavoro educativo sempre vivo e che, se ci lasciamo coinvolgere, non ci lascia mai tranquilli all’interno di formule e soluzioni già sapute. Vorrei qui riprendere due punti che ho trovato particolarmente significativi per me: l’antifragilità dell’uomo e la tensione tra io e tradizione.

L’antifragilità dell’uomo

Nel suo intervento, Medina parte dalla constatazione di un cambiamento, in atto in maniera tangibile negli Stati Uniti ma non assente da noi, che vuole rendere le scuole delle safe zone, delle zone sicure in cui si possa imparare senza conflitti, senza rischi, senza in fondo essere mai messi in discussione. Da genitore, anche a me piace immaginare una scuola così: i figli vanno, imparano e diventano esattamente quello che avevo in mente io. Una scuola in fondo senza sorprese, che trasmette contenuti e valori, e in cui i figli sono in qualche modo protetti dalle fatiche e anche dalle brutture del mondo.
Medina osserva che in natura ci sono tanti sistemi antifragili, che cioè per svilupparsi devono essere messi sotto stress; per esempio, «se stressi i muscoli del corpo umano, essi si fanno più forti; certo, se li stressi troppo li rompi, ma per tenerli sani devi stressarli» (usa il verso stressare pensando al suo significato inglese, cioè “mettere sotto pressione o tensione, mettere alla prova”, e non in senso psicologico). «Possiamo dire che l’uomo – continua Medina – è un sistema antifragile, cioè che per crescere sano ha bisogno di essere stressato», cioè messo alla prova. E per mettere alla prova davvero, bisogna considerare anche la possibilità di fallire.
Su questo punto sono nate tante domande. Alcuni interventi hanno sottolineato come le situazioni che alle volte ci possono spaventare (le classi “difficili”, le materie faticose, i brutti voti, i litigi ecc.) siano in realtà occasioni: se siamo noi adulti ad appianare ogni ostacolo – magari anche armati delle migliori intenzioni – in realtà stiamo impedendo ai nostri figli e allievi di fare la loro strada.
Ma cosa facciamo se la sfida, per qualcuno, è troppo grande? Magari è giusto lasciare che qualcuno possa fallire, ma se poi fallisce davvero? Questo è, in fondo, il grande e inevitabile rischio dell’educazione. Qualcuno ha condiviso la propria esperienza, e ha messo in luce che anche sfide personali e professionali apparentemente impossibili diventano un’occasione se si è accompagnati (non sostituiti!), e se si ha la certezza che, indipendentemente dal successo o dal fallimento, il nostro valore come persone sarà riconosciuto e saremo voluti bene. Così anche il fallimento non diventerà frustrazione, ma stimolo.
Ecco allora la grande indicazione per chi educa: essere presenti, fare dono di sé, lasciando a chi si ha davanti lo spazio per fare la propria strada, e magari pure per inciampare, cadere e rialzarsi.

Tra io e tradizione

Il testo ci ha provocati anche sulla “polarità io-tradizione”, un tema caro anche a Papa Francesco. Ogni organizzazione che abbia una storia, ha una sua tradizione, un suo nucleo portante che la fa essere ciò che è; ma allo stesso tempo, ogni persona che entra in quell’organizzazione è un “io” diverso, nuovo, che porta una sua originalità. L’incontro può diventare uno scontro: è giusto allora eliminare ogni differenza individuale per salvaguardare la tradizione – ad esempio l’identità della nostra scuola – oppure bisogna fare spazio a ognuno, con il rischio che, con il tempo, non si ritrovi più nulla dell’idea originale che ci muove ora e che ha reso la scuola quello che è?
Medina non ha una formula magica che risolva la questione una volta per tutte; anzi, nel lavoro ci siamo aiutati a capire che la via giusta è accettare che questa dialettica non si risolva mai una volta per tutte. Ogni giorno ci porta un incontro – con un allievo, con una disciplina, con un docente, con un genitore – e proprio accettare questo dialogo continuo, aperti al cambiamento, è quello che mantiene viva un’opera educativa. E che mantiene viva la sua tradizione, che altrimenti si cristallizza e ci soffoca.
Ogni cambiamento nella scuola, dai nuovi docenti ai nuovi allievi alla nuova sede, sono episodi di questo dialogo. Certo, questo non avviene nel vuoto, e per questo chiediamo a tutti di confrontarsi seriamente e apertamente con l’ipotesi educativa della scuola e con la sua radice cristiana. Ma il valore di questa ipotesi è proprio quello di aprirci al dialogo con tutti, rinnovandosi continuamente. Ognuno di noi è chiamato a un lavoro continuo innanzitutto su di sé, insieme a chi abbiamo intorno, perché tanto la tradizione quanto l’incontro con gli altri accadono se ci siamo noi, e non in forza di un’organizzazione.

Luca Botturi
Presidente della Fondazione San Benedetto

Il testo originale e il video dell’intervento di José Medina sono disponibili a tutti all’indirizzo: https://www.foe.it/attivita/convegno-2019

La scuola è un’avventura da vivere insieme!

Accompagniamo i giovani nell’avvincente scoperta del mondo.
Li aiutiamo a mettere a frutto i loro talenti.
Li educhiamo alla responsabilità e all’impegno.