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Quando gli studenti apparecchiano il Natale agli insegnanti

Come ogni anno la cena di Natale che la Fondazione San Benedetto di Lugano offre ai suoi dipendenti viene preparata, allestita, cucinata, animata (e riordinata) dagli allievi di quarta media della scuola Parsifal.

Nata come un’occasione per sostenere la gita di fine anno delle classi quarte, in pochissimo tempo è diventato un momento educativo e di convivenza straordinario: far organizzare agli studenti della quarte della scuola media Parsifal la Cena di Natale dei docenti e del personale delle scuole della Fondazione San Benedetto. Sono loro, ovviamente, con l’aiuto di alcuni docenti, a preparare le portate, a addobbare la mensa, a intervallare le pietanze con esibizioni di canto, ballo o recitazione.

Più ancora di una mensa che per una sera si trasforma in un ristorante stellato con luci, candele, tovaglie raffinate, separé e festoni che adornano pareti e soffitto, più ancora dei cibi impiattati con stile gourmand, lo spettacolo sono proprio loro: i ragazzi, che vivono quelle ore con una serietà e con un entusiasmo davvero sorprendenti. Tutti vestiti in modo elegante, in rigoroso completo con pantaloni scuri e camicia bianca (a parte ovviamente i cuochi).

I docenti entrano nell’antimensa, adibita a buffet per l’aperitivo, e i ragazzi li accolgono sorridendo con complicità, come dicessero con gli occhi: “Ha visto?”. Chi prende le giacche, chi versa spumante o Crodini, chi si aggira con vassoi colmi di zucchine fritte, chi spiega i tipi di formaggi che fanno bella mostra di sé tra salami, pomodori ripieni e tartine.

Era martedì sera, l’appuntamento per i docenti era fissato alle 19.30, ma i preparativi già impazzavano nel pomeriggio. In realtà Anna, docente di italiano e di classe della 4A, e il direttore Laffranchini già da giorni si confrontavano sul menù, tra prove separate ai rispettivi fornelli di casa ed estenuanti disquisizioni su come speziare o impreziosire i piatti base. L’esito finale è stato un fil rouge ittico alla fragranza di Sicilia tra capesante su letto di patate, canederli rivisitati alle erbe con polpo, involtino di pesce con pistacchi di Bronte e brioche con gelato al pistacchio. Ricette non certo elementari, su cui Anna, Roberto e gli aiutanti cuochi si sono cimentati per tutto il pomeriggio: giovani studenti che non disdegnavano il grembiule sognando magari un futuro con l’iconico cappello da chef.

E i camerieri a presentare le portate, offrire bis, non lasciare mai il bicchiere del vino o dell’acqua vuoto (con una studentessa a consigliare abbinamenti e illustrare retrogusti e gradazioni). L’antipasto, introdotto da un charleston che ha visto protagoniste undici ragazze e Serena, la docente di Visiva che oltre a guidarle nell’allestimento della sala ha sfogato la sua passione per il ballo firmando la coreografia e cimentandosi in prima persona.

Una cantautrice intervalla il primo e il secondo con due brani in francese e spagnolo. Per sorbetto un ragazzo di famiglia romana legge con accento “madrelingua” una toccante poesia di Trilussa sulla nostalgia di Dio da parte di un uomo che aveva smesso di credere dopo la morte del padre. Solo in questi momenti Anna, il direttore, i cuochi e i lavapiatti emergono dal separé della cucina, nominati uno a uno e applauditi quanto i performer.

Sembra un quadretto fin troppo bello, un miracolo natalizio considerando che i quartini normalmente non sono certo angioletti ieratici e impeccabili. Eppure hanno allestito, cucinato, servito, cantato, ballato e pulito fin oltre la mezzanotte, il tutto con gioia, soddisfazione, orgoglio, complicità! È davvero stupefacente constatare come i ragazzi si sappiano implicare e applicare quando degli adulti fanno loro una proposta interessante. Se però può essere divertente per una volta “recitare” da ristoratori per i propri docenti, lo stesso può valere per operazioni come pelare patate o pulire stoviglie? Sì, perfino per quello. Da una parte c’è la soddisfazione di un’esperienza in cui “fare” con un adulto: gli insegnanti non hanno chiesto loro di fare qualcosa, ma si sono messi all’opera insieme agli studenti, incarnando in prima persona la proposta di preparare la cena di Natale. E dall’altra c’è il loro scoprirsi contenti. Al mattino lo si era accennato: “Verranno momenti di stanchezza o di euforia, in cui magari può prevalere l’istinto o sembrare che qualunque cosa venga in mente di fare sia valida, ma stare invece alle indicazioni per tutto il tempo sarà un di più per loro, sarà la strada giusta per vivere pienamente quella serata così speciale”.

L’hanno fatto, divenendo l’uno esempio virtuoso per l’altro. E i volti stravolti, ma solari, che avevano a mezzanotte lo confermano totalmente.