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L'inevitabile, avvincente “rischio” di fare scuola oggi

La formazione interna degli insegnanti delle scuole della San Benedetto. Per affrontare le sfide educative che la scuola pone oggi non bastano l’estro del singolo o dei prontuari di buone pratiche: occorre riandare alla radice di che cosa significa educare e insegnare.

Confrontarsi su tradizione, educazione e senso della realtà è quanto mai urgente, innanzitutto per gli insegnanti. Perché il rischio è crescere dei giovani incerti e indecisi, timorosi verso il mondo; un’alienazione che nello specifico scolastico (ma non solo) emerge spesso come disamore e disinteresse verso lo studio. Queste criticità venivano dettagliate negli anni Settanta da don Luigi Giussani; le sue parole sembrano descrivere puntualmente ciò che tante voci lamentano dell’attuale stato giovanile.

Per rispondere a questa sfida educativa le scuole della Fondazione San Benedetto (Lugano) e dell’Associazione Santa Maria (Bellinzona) hanno deciso di dedicare la formazione interna annuale al confronto del lavoro quotidiano dei propri docenti con “Il rischio educativo”, testo fondamentale della coscienza che Giussani aveva dell’educazione, del rapporto dei giovani con gli adulti e con la realtà nel percorso della loro crescita. Al centro del confronto, la pratica concreta dell’“educare insegnando” dalla scuola dell’infanzia fino alle medie.

Nella prima giornata dedicata ad approfondire le tematiche de “Il rischio educativo”, i docenti hanno messo a tema il contesto originario in cui il ragazzo è nato e cresciuto, contesto che chiamiamo Tradizione e che funziona, dice Giussani, come primo criterio di valutazione di sé e del mondo.Citando il filosofo tedesco Jungmann, Giussani arriva a definire l’educazione “introduzione alla realtà totale”, dove l’aggettivo “totale” si riferisce tanto allo “sviluppo di tutte le strutture di un individuo fino alla loro realizzazione integrale”, sia “a tutte le possibilità di connessione attiva di quelle strutture con tutta la realtà”. Uno sviluppo che a 13-14 anni segna un passo decisivo: “L’adolescente prende coscienza di sé e del significato della realtà che lo circonda”.

E la tradizione costituisce un punto di riferimento ineliminabile per cercare questo significato e per combattere la spontaneità educativa che genera oggi tanta incertezza e aggressività.Il confronto si è aperto a partire da esempi concreti e da esperienze vissute in ogni materia, nei vari livelli scolastici, come è nel metodo della San Benedetto: dal modo di presentare la figura di Pitagora e non solo il suo teorema ai giochi “di un tempo” a educazione fisica, passando per l’epica in italiano e al lavoro sulle fonti a storia. È emerso come la tradizione debba essere personalmente verificata da ciascun allievo nel suo processo di maturazione, giudicata criticamente come riferimento vivo nel presente.

I lavori sono stati coordinati dai direttori delle scuole, sotto la supervisione della professoressa Luisa Cogo che ha svolto formazioni analoghe in molti paesi europei, Africa e Sud America e continueranno mettendo a tema il delicato riferimento all’Autorità nel percorso educativo.