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Natale: un annuncio che stupisce e colpisce

Con canti, letture, un'orchestra e una monumentale Annunciazione, i ragazzi della scuola media Parsifal di Lugano fanno rivivere la commozione davanti al Dio fatto uomo.

Miriam è atea. Miriam è una ragazza di quarta. Si dovrebbe dire “è letta da” una ragazza di quarta, ma il modo in cui quella ragazza recita le parole di Maria quando risponde all’Angelo, quando si confida con Giuseppe, quando si rivolge al suo Bambino, vibra di commozione e lei sembra davvero la Donna che sta interpretando. E in quei momenti nella sua voce c’è tutto il senso del “Momento di Natale” che gli allievi della scuola media Parsifal di Lugano hanno presentato sabato in una chiesa di San Nicolao gremita all’inverosimile, con fratellini e fratelloni, genitori, nonni e pubblico esterno (è sempre più numeroso) ad assistere ai canti e alle letture tratte dal romanzo di Ian Dobraczyński L’ombra del Padre.

Il direttore Laffranchini, commentando i tre “quadri” del racconto scelti (l’Annunciazione, la Natività e l’arrivo dei pastori) ripete che “il cristianesimo è innanzitutto un avvenimento, è l’imbattersi in una presenza che porta un significato e che va oltre quello che uno poteva pensare, credere attendere; lo fu per Maria, per il suo sposo, per i pastori, e lo è stato in questi duemila anni per tanti altri uomini raggiunti dall’annuncio attraverso uomini presi e cambiati dal fatto cristiano”. 

Una presenza che non può non colpire, come il vedere l’orchestra e il coro della scuola schierati davanti all’abside: quattro arpe e quattro flauti traversi, tromba e clarinetti, violini, violoncelli, un contrabbasso su cui si arrampicava un primino, tastiere e basso, tutti attenti ai gesti del maestro Meggiorini. E le voci soliste, che assieme al coro trapuntano la narrazione con sei canti tratti dai repertori tradizionali inglese, francese e italiano, spaziando da un’Ave Maria seicentesca attribuita a Caccini a O Little Town of Betlehem.

Dietro di loro troneggia un’Annunciazione alta cinque metri realizzata dai ragazzi sul modello di una vetrata della cattedrale di Chartres. Un colpo d’occhio spettacolare, ma che non vuole essere uno spettacolo; la stessa lettura si dipana seguendo non un ritmo teatrale ma un piglio oratoriale, con i ragazzi ad alternarsi ai leggii posti nella navata centrale, davanti all’orchestra. Una scelta voluta perché l’attenzione si concentri sulle parole di Dobraczyński, che trasformano le poche righe appuntate dai Vangeli in lunghe pagine ricche di particolari e di sentimenti.

La colonna di fuoco che si erge maestosa davanti a Miriam, parlandole con un rispetto inaudito e allo stesso tempo con un’indicibile stupore per le parole che sta rivolgendo a quell’umile ragazza, sembra materializzarsi non solo per le “ondate” delle arpe. “Lo chiameremo Gesù… Guarda Giuseppe, è tanto bello…”.

Le parole del romanzo guidano al cuore dell’Incarnazione e la voce della ragazza di quarta quasi si spezza, scompare, come sopraffatta da un’irresistibile commozione, accompagnando tutto il pubblico a contemplare quel “Bambino così bello che porterà la pace”. Perché anche chi era lì in San Nicolao, come i pastori che ripetono a Giuseppe quanto udito “dalle voci”, in fondo sa di desiderare la pace.